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Racconti

giovedì 30 agosto, 2018

MADRID GIJON MADRID 2018 - Non all'altezza di una manifestazione Internazionale

Esprimere una valutazione su questa Randonnèe è estremamente difficile.

Il percorso sarebbe stato bello e con un giusto grado di difficoltà, con bellissimi panorami e buone strade (nonostante alcuni tratti ben circoscritti in cui il manto stradale era in condizioni veramente critiche). Anche il personale di servizio è stato gentile e la gente dei luoghi molto cordiale. Purtroppo l’organizzazione è stata estremamente deludente e questo lo si era iniziato a temere fin dal momento delle iscrizioni, con scarse e scarne comunicazioni che non arrivavano nemmeno a tutti i concorrenti.

Il sito con il regolamento e ogni altra utile informazione si presentava leggibile correttamente solo in lingua spagnola. Le versioni in inglese o italiano erano quanto mai imprecise e incomprensibili, derivate probabilmente da un programma di traduzione informatico senza ulteriore verifica. Credo invece che una manifestazione internazionale destinata a coronare un percorso di quattro impegnativi anni dovrebbe essere stata molto precisa nelle informazioni.

Fino alle 10,00 del mattino in cui era fissato il ritiro dei documenti, sembrava di essere arrivati nella località sbagliata perché non c’era un manifesto o un segnale di benvenuto. Quelli che arrivavano nella speranza di trovare negli impianti sportivi del ritrovo un posto per dormire la vigilia della partenza sono stati delusi, ma quello che più ha rammaricato è stato il fatto che l’organizzazione si è rifiutata di tenere quelle poche valigie che alcuni concorrenti avevano chiesto di poter lasciare durante i giorni della randonnée.

Il ritiro documenti era legato alla preoccupazione generale sulla convalida dei certificati medici che avrebbero dovuto essere datati entro i sei mesi dalla partenza. Ogni concorrente si era impegnato per assolvere a questa richiesta in vari modi e anche con spese ulteriori, ma alla fine tutto si è risolto in una bolla di sapone perché nessuno ha richiesto questi certificati su cui l’organizzazione era stata irremovibile anche verso la nostra ARI. Il fatto che si sia sorvolato su questo punto è un bene? Un male? A mio parere questa incoerenza rispecchia tutto il resto.

Era stato dichiarato che ai punti di controllo avremmo potuto trovare docce, asciugamani, materassini e coperte nonché assistenza meccanica. Invece nessun punto di controllo ha rispettato la piena disponibilità di quanto era stato promesso, in alcuni punti si riusciva a trovare da farsi la doccia o dormire, ma la situazione era sempre incerta e difficile da gestire perché nessuno ti sapeva dare informazioni precise. Per esempio a Tortoles c’era da poter dormire? A Cangas de Onis qualcuno ha trovato un materassino, ma la maggior parte ha dormito per terra usando il proprio telo termico. A Gijon  l’accoglienza è stata calorosa e abbiamo mangiato bene, ma mi sembra che chi era arrivato lì nella notte non abbia trovato da dormire. L’unico controllo che ha rispettato quello che c’era scritto sulla carta è stato quello di Ayllon, anche se le docce erano fredde. Anche all’arrivo non mi sembra che ci fosse posto per dormire e non c’era nemmeno un  po’ di spazio per stare seduti in compagnia a festeggiare e commentare in serenità l’impresa appena conclusa consolidando i legami di amicizia nati in quei giorni.

Di meccanici nemmeno l’ombra. E forse qualche nostro amico avrebbe potuto evitare il ritiro a causa della rottura del cambio. Ma sappiamo che in una randonnée avere il meccanico è solo un lusso. Lo cito solo perché era stata dichiarata questa assistenza da parte dell’organizzazione.

Per quanto riguarda i ristori, possiamo accettare che siano a pagamento ma sarebbe corretto che i prezzi fossero ragionevoli, invece  venivano offerti dei sacchettini merenda che oltre a non essere adeguati ad alimentare un randonneur, costavano 7 €. Dove c’era la possibilità di mangiare qualcosa i di caldo i prezzi erano sempre alti rispetto a quello che poteva offrire un qualsiasi ristorante lungo il percorso.

Un aspetto positivo è stata la presenza delle staffette dei motociclisti che ci hanno accompagnato lungo il percorso trasmettendoti un senso di sicurezza. Comunque, nonostante questo, alcuni che si sono ritirati hanno dovuto affrontare varie traversie per rientrare alla partenza.

Io non voglio essere delicato, ma come ho già ripetuto in altre occasioni i randonneur non sono dei masochisti nati per soffrire e basta. Io credo siano dei cicloamatori che amano confrontarsi con se stessi e con le incognite che caratterizzano queste manifestazioni, preparandosi in stretta relazione con quello che viene offerto dall’organizzazione. Pertanto diventa importante rispettare quello che si dichiara, perché il ciclista ci conta. Se si decide che ognuno deve arrangiarsi in piena autonomia va bene lo stesso, a quel punto ognuno si organizzerà di conseguenza. Valuterà se e come partire o se organizzarsi una gita turistica con gli amici lasciando la gloria della Rando ai “big” che sfrecciano senza mangiare e senza dormire.

Quello che mi chiedo infine è con che criterio l’Audax Club Parisienne omologa queste randonnée.

Io credo che il marchio ACP dovrebbe essere garanzia di un’organizzazione all’altezza della situazione,  invece mi sembra che alla fine non ci sia un gran rispetto per i ciclisti e soprattutto si stia gradualmente perdendo il vero spirito delle Randonnée.

Forse sarebbe utile riflettere su come poter garantire un futuro al nostro sport preferito nel rispetto dello spirito che sta alla sua base. Altrimenti ci ritroveremo delle nuove Gran Fondo senza senso .

Comunque, le mie osservazioni sono strettamente personali e forse possono essere anche non condivise.

Ho voluto esprimere il mio pensiero solo come stimolo per una discussione costruttiva. Per questo ringrazio di cuore gli organizzatori che nonostante tutto ci hanno dato l’opportunità di vivere questa nuova stupenda esperienza. Un saluto speciale a tutti i compagni e compagne di viaggio incontrati durante il percorso.

Alla prossima e buona strada!

 

Giannino Beschin

 

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