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Racconti

sabato 08 luglio, 2017

La 999 miglia di Roma e del Sud Italia 2017, breve racconto di una randonnée dal sapore epico.

Dopo le tante, tantissime foto postate su Facebook, i tanti commenti, i video ecc.. volevo raccontare a mio modo questa bellissima e durissima esperienza. Conosco il mondo dei “randagi” da appena un anno, ma mi è bastato solamente un minuto per innamorarmi di questa disciplina sportiva, anche perché la praticavo senza saperlo già da tre anni, facendo le mie lunghe escursioni in bici, spesso in solitaria e altre volte in compagnia del mio amico Jose Holebas Monteiro che ringrazio, perché è grazie a lui che ho cominciato a praticare sport in generale e il ciclismo in particolare.
Fare la 999 miglia ‘per me era un sogno, ci ho lavorato su un anno intero, facendo tanto allenamento e partecipando a tutte le randonnée più importanti, le varie 200, la 300 (rando delle sorgenti), la 600(dalle sirene ai sassi) e infine la 400 a Ovada sempre con l’obiettivo della 999. Ogni rando per me è un buon allenamento sia fisico che mentale, per aumentare la resistenza e per stare tante ore in bici a pedalare.
Poi finalmente arriva il momento, nonostante avessi preparato tutto accuratamente, equipaggiamento, bici ecc… ecc… non mi sentivo pronto, sembrava sempre che mancasse qualcosa, ma si parte, carico la macchina e via, si va a Roma! Sento un po’ di amici randagi per telefono, indaffarati anche loro, alle prese con borse, bikepacking e ansie da troppo peso da caricare sulla bici.
Arrivato a Roma, una cena veloce e via a letto presto, la sveglia è alle 4, e si parte alle 5 dalla palestra La Mirage Sporting Club, prendiamo la ciclabile del Tevere, (che tutto sembra tranne che una pista ciclabile, per attraversarla servirebbe un macete come nella giungla), si va al Circo Massimo dove è cominciata già la festa, tutti li pronti sulla griglia di partenza, ciclisti da tutto il mondo erano venuti lì per affrontare la sfida più dura, 1600 km per 20000 mt di altimetria. (Basta pensare che la Parigi-Brest-Parigi è un percorso di 1200 km per 10000 mt di altimetria). Si parte, la prima tappa “la via dei papi” dal Circo massimo, per i colli di Roma, attraversiamo l’appia antica, il colle Albano, fantastica la veduta sul lago, e si arriva ad Anagni, al primo ristoro, ed è di nuovo festa, si mangia :D e si socializza, conosco atleti di altissimo livello, bici insolite, la bici reclinata, quella a scatto fisso, bici autocostruite ecc.. dopo si prosegue subito per Sperlonga, seconda tappa “la via dei briganti”, la strada scorre fa caldo ma è sopportabile e si va come treni, gruppi e gruppetti vari, riesco a tenere la ruota e si arriva a Sperlonga, altro ristoro altra festa e si riparte per la terza tappa “la via verso i cornuti” fino a Ruviano, dove ci aspetta @Giuseppe Gallina, con il suo fantastico ristoro e il dormitorio attrezzato in palestra. Tutto organizzato alla perfezione, non manca nulla, docce, cibo e tappetini per dormire. Per me cominciano i problemi, dormire tre ore su un tappetino di 1 cm non mi fa recuperare adeguatamente le forze e il giorno seguente ne pago subito le conseguenze, la quarta tappa “la via dei Re” da Ruviano a Meta di Sorrento è un incubo, la strada nei paesi vesuviani è trafficata e piena di buche, serve lucidità, quel tratto di strada è caotico, un mio compagno di viaggio che proveniva da Lucca era sconvolto da come guidano da quelle parti, a me veniva da sorridere, noi terroni ci siamo abituati al traffico caotico loro no. Comunque si prosegue subito sulla Costiera Amalfitana per arrivare a Paestum, quinta tappa “la via delle sirene” io gioco in casa la strada la conosco a memoria, nonostante ciò arrivo a Paestum completamente devastato, perdo la ruota anche del mio compagno di Lucca era l’unico ad avere più o meno il mio stesso passo e resto già da solo. Decido di dormire in un bed and breakfast per recuperare le forze perdute, senza proseguire per Roscigno, dicendomi recupererò domani. Dopo una dormita sostanziosa, la musica cambia le forze sono tornate e si parte per la sesta tappa “la via dei titani” da Paestum ad Atena Lucana, mi aspetta il passo della sentinella alto 960 mt, questa volta però sono da solo, arrivo ad Atena Lucana e già trovo il cancello chiuso, devo timbrare nel negozio di ortofrutta, dove mi danno una banana e un panino, la festa non c’è più, non c'è più quel momento in cui ti siedi e ti confronti con altri atleti, dove ti ricarichi mentalmente e prendi il coraggio e la forza per andare avanti, capisco di aver commesso un errore, ho dormito troppo, a quel punto dovevo fare una scelta, dormire di meno per rientrare nell’orario dei cancelli rischiando di perdere lucidità, oppure affrontare il viaggio in solitaria ma con il riposo giusto, che mi consentisse di arrivare a Roma in sicurezza. Ho scelto di affrontare il viaggio in solitaria e di dormire il tempo necessario, affrontare certe discese con poca lucidità potrebbe essere fatale, il buon senso e la voglia di portare a temine a tutti i costi la missione hanno preso il sopravvento. Via per la settima tappa “la via dei tarantolati” arrivo a Tricarico, questa volta sono in orario, riesco a timbrare il libretto di viaggio a mangiare e riparto subito per l’ottava tappa “la via di Carlo Levi” da Tricarico a Montescaglioso dove conosco Antonio Soranno persona fantastica e preparatissima che gestisce la palestra dove è allestito il dormitorio, di nuovo il tappetino, (questa volta però ne prendo tre di tappetini e mi autocostruisco una specie di cuscino) finalmente ho ritrovato il calore umano che mi ricarica tantissimo, dormo poco e riparto subito alle prime luci dell’alba per la nona tappa “la via dei sassi e dei trulli”.
Un giro nei Sassi di Matera è d’obbligo, il paesaggio mi incanta tutte le volte, poi il clima cambia il caldo si fa intenso si sfiorano i 40° arrivo alle 16:50 ad Alberobello anche questa volta in appena in orario, il paesaggio è incantevole ci sono trulli ovunque.
Riparto subito dopo aver mangiato il solito panino per la decima tappa “la via delle grotte marine” che mi posta a Conversano, la Puglia è bellissima, con le sue città e i suoi dialetti, è bello vedere che non passiamo inosservati, le persone incuriosite ci chiedono da dove venite, perché lo fate, e tutte le volte che spieghiamo il percorso che facciamo e lo spirito della randonnée sgranano gli occhi, e dicono… (certo che per fare questo dovete avere una passione sfrenata) altri dicono semplicemente che siamo dei pazzi, passione e follia vanno a braccetto, è proprio vero che il ciclismo è l’unica malattia che ti guarisce.
A Conversano decido di dormire in un letto vero, prendo una camera e faccio una cena potente con orecchiette e una bella bistecca, incontro anche altri 3 randagi, che stanno affrontando il viaggio allo stesso modo.
Il giorno seguente l’undicesima tappa “la via di Ciccillo di Altamura” mi porta al Castel de Monte, struttura favolosa arroccata sui colli delle Murge, il percorso non è impegnativo, pendenze dolci ma il vento è contrario e soffia forte, inoltre fa caldissimo il termometro segna 40° ci sono poche fontane in giro, bisogna andare a cercarle e questo mi costringe a qualche deviazione sul percorso. Così prosegue il viaggio anche per la dodicesima tappa, “la via delle costruzioni augustali” che mi porta fino a Melfi, città incantevole.
A questo punto ho percorso più di 1200 km e cominciano a farsi sentire, le gambe protestano, per evitare i crampi ho portato con me una scorta di sali consistente, e meno male, benedico quel peso in più che scarrozzavo con me, ma mi aspetta una tappa durissima, la tredicesima “la via delle streghe”, sono le tre del pomeriggio, fa caldo e devo fare 154 km per 2200 mt di altimetria, ben tre valichi. Allora ho deciso di dividere la tappa in due, arrivo fino a Lioni e dormo in una struttura convenzionata. Nel tragitto anche una foratura, in piena notte e sui una strada ad alto scorrimento, disastro, ma la affronto senza perdere la calma, sostituisco la camera d’aria e riparto. Arrivato a Lioni, le forze mi abbandonano, devo fare una dormita seria! Naturalmente il giorno seguente arrivo a Morcone in ritardo, cancello chiuso, devo fare un selfie e conservare gli scontrini per documentare il passaggio.
Mi aspetta una tappa ancora più dura, la tappa più tosta di tutto il giro, la quattordicesima “la via degli anarchici” da Morcone a Letino sui monti del Matese d dove trovo il Valico della “bocca della selva” a 1472 mt. Mi faccio coraggio e l’affronto, arrivo a Letino alle 19:30 del 30/06/2017 senza un briciolo di forza, dopo tutta quella salita, cancello chiuso da un pezzo, sarà stata la stanchezza ma questa volta mi prende lo sconforto, trovare i cancelli chiusi senza ristoro dopo tanti km è devastante a livello psicologico, ma mi faccio coraggio al primo bar scontrino e timbro, e si va alla ricerca di un posto dove dormire. Per fortuna trovo in un favoloso bed and breakfast, con un letto accogliente ma il ristorante più vicino è a tre km, allora decido di cucinare, nella struttura c’è la cucina, trovo la pasta e me la cucino in bianco con olio e peperoncino, trovo i biscotti, il latte per recuperare le proteine perdute. Inoltre devo fare anche il bucato, lavare il completino i calzini e metterli ad asciugare, ricaricare il cellulare farmi la doccia ecc.. per trovare la forza di andare avanti riguardo il percorso fatto, e funziona, la forza ritorna, dopo una dormita anche stavolta troppo lunga per rientrare nei cancelli, ma che importa, l’alba a Letino è uno spettacolo, e questo mi basta per andare avanti ed affrontare la quindicesima tappa da Letino a Pescasseroli “la via dell’orso bruno” nel parco nazionale dell’Abruzzo con due valichi Valico di S. Francesco detto Calvario e Valico della Croce sui 1150 mt e pendenze cattivissime.
A questo punto il gioco si fa duro, da una parte so di essere in ritardo per il brevetto da 150 ore, che tra l’altro avevano anche allungato per il troppo caldo, dall’altra cera la determinazione di arrivare a Roma in serata a tutti i costi. Mi mancano ancora tre tappe, 300 km e 5000 mt di altimetria e sono già le sei del mattino. Faccio un calcolo approssimativo e stimo 16 ore, penso di arrivare a Roma per le 22:00 ma poi capirò presto che sbagliavo di grosso, non avevo fatto i conti con tutte le difficoltà e gli imprevisti che c’erano ancora da affrontare. Tuttavia mi rimetto in marcia, le montagne mi ricaricano, in qualche modo non so come ma scalare montagne da solo non mi spaventa, anzi mi ricarica sempre di più, valico dopo valico, montagna dopo montagna arrivo a Pescasseroli alle 14:00, naturalmente cancello chiuso, timbro in un bar e prendo lo scontrino per documentare l’orario, una crostatina un po’ di Gatorade e riparto a razzo per la penultima tappa “la via dell’occhio del fucino” un altro valico ma poi tanta tantissima discesa, questo mi ricarica perché penso di recuperare un po’ di terreno. Arrivo a Castel di Tora alle 20:00 comincia a fare buio, mi manca solo l’ultima tappa, “la via del sale” 100 km un solo valico, tanta discesa sulla Salaria che porta a Roma, sulla carta sembra facile, ma…. Dopo 1500 km nulla è facile, il fisico è a pezzi, la mente è esausta, ogni difficoltà diventa critica, la lucidità si perde, la discesa di notte con una lucina led non la puoi fare a 70 km/h come faresti di giorno, avevo anche le pile un po’ scariche, scendo piano a 25 km/h, questo stresserà moltissimo i freni, le pastiglie si consumano e devo fermarmi spesso a registrare i freni.
Roma sembrava sempre più lontana. Adesso il gioco non è solamente duro, questa volta sei da solo, hai affrontato tutto questo, vuoi andare avanti, hai paura tutto sembra contro di te, ma con le lacrime agli occhi, e con tutto il cuore che ti rimane vai avanti perché non ti puoi arrendere. La vera sfida è affrontare te stesso e le tue paure.
Finalmente Roma, sono le 2:00 finita la Salaria, piena di buche, imbocco la ciclabile del Tevere, che di notte sembra una giungla, l’ultima scarica di adrenalina me la regala un cane che spunta dal canneto e mi aggredisce, riesco a seminarlo con un accelerazione alla Cipollini, e arrivo alla Mirage Sporting Club.
È fatta, sono arrivato al traguardo, ma non c'è più nessuno sono le due e mezza di notte, è naturale che non ci sia più nessuno. Sono soddisfatto e fiero di me per avercela fatta anche se all’arrivo non ci sono gli allori e le medaglie, dentro di me c’è la consapevolezza di aver sconfitto tutte le mie paure.
Faccio i miei ringraziamenti a Luca Boneschi, Valter Ballarini, Fabio Bardelli e Luigi Borri e a tutta la macchina organizzativa, mettere su un’impresa così colossale non è semplice. Ringrazio tutte le persone che mi hanno sostenuto sui social, a un certo punto leggere i messaggi di incoraggiamento era di vitale importanza per me, mi avete dato una forza incredibile.
E’ stata un esperienza estrema, incredibile, ancora non mi sembra vero di avercela fatta, 1650 km in 163 ore e 39 minuti, lo rifarei altre 999 volte.

di Maurizio Nese

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