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Racconti

sabato 16 settembre, 2017

LONDON EDINBURGH LONDON di Beschin Gianni

LONDON EDINBURGH LONDON di Beschin Gianni

Avevo tanto sentito parlare di questa fantastica Randonnée di cui veniva decantata la splendida organizzazione e la bellezza dei paesaggi che attraversa. L’avventura inizia dal momento in cui decidi di  iscriverti in quanto c’è il numero chiuso di 1.500 partecipanti e pertanto nel momento in cui vengono aperte le iscrizioni inizia una guerra davanti al computer per potersi collegare al sito in tempo utile. Fortunatamente alla vigilia della 1001 Miglia era presente a Nerviano una piccola delegazione della LEL che raccoglieva le pre iscrizioni di coloro che puntavano al Brevetto Europeo così per noi ci è stato tutto più facile. 

Dal momento in cui vengono confermate le iscrizioni comprendi che il numero chiuso è dettato dal desiderio degli organizzatori di garantire la massima efficienza, tutto viene previsto e pianificato. La macchina organizzativa si conferma super collaudata, garantisce un costante aggiornamento di informazioni a mano a mano che ci si avvicina al giorno della partenza. Anche durante il percorso ci sono centinaia di volontari pronti a darti ogni confort ai punti di ristoro. Qui trovi di tutto, ovviamente nel contesto della cucina locale, self service con pietanze sempre calde 24 ore su 24, dormitori capienti, docce sempre calde con disponibilità di asciugamani, controlli elettronici in ogni punto di ristoro e una grande disponibilità ad aiutare chi ne ha bisogno.

Comunque, nonostante questo, sono stato un po’ deluso dall’insieme della manifestazione.

Innanzitutto il percorso si articolava su strade secondarie, che molte volte i ciclisti auspicano, ma qui non si vedeva anima viva per ore e ore. Tappe di 100 km senza vedere una casa e paesaggi che dopo un po’ diventavano anche monotoni. Mi aspettavo di vedere il mitico verde scozzese ma non ho avuto neanche la soddisfazione di vedere il cartello Edinburgh al giro di boa. Penso che non sia una bella cosa per ciclisti venuti da tutto il mondo anche per assaporare il piacere di vedere qualche scorcio di una città famosa e bellissima come questa, ritrovarsi accantonati in un punto di controllo alla periferia della città. Almeno alla PBP abbiamo avuto la soddisfazione di vedere l’oceano come segnale di riferimento, invece qua sempre i soliti pascoli. Era una consolazione quando raggiungevi i piccoli centri arrivo di tappa trovare un po’ di persone che ti facevano capire che eravamo ancora fra gli umani.

La cosa più suggestiva del percorso è stato il passaggio per la città di Cambridge attraversata da una scorrevole pista ciclabile che ci ha permesso di ammirare le sue bellezze artistiche e la sua vitalità. Mi chiedo se sarebbe stato così difficile fare una cosa analoga anche per il passaggio da Edinburgh.

Insomma, superficialmente, nonostante la tristezza dello scenario, tutto sembrerebbe perfetto e così è se fila tutto liscio. Ma se si verificano inconvenienti, ti rendi conto che è come nel mondo informatico dove tutto è unidirezionale e l’utente non ha la possibilità di chiedere nulla perché ci sono già le FAQ pre confezionate per lui . Non sarebbe certo un dramma se si dovessero affrontare solo piccoli problemi che sappiamo bene fanno parte del gioco. Ma come è possibile che un’organizzazione così meticolosa non pensi a come assistere i partecipanti in caso di rovinose cadute, come accaduto ad alcuni nostri connazionali? O peggio, non si rispetti quanto messo a disposizione e pubblicato nel regolamento? Se, al momento della partenza ti viene fornito un numero di emergenza deve esserci sempre del personale pronto a rispondere, invece rispondeva la segreteria telefonica. Per esempio nel caso di Aris Quadri, vittima di un serio infortunio, dove i compagni che erano con lui in quel momento hanno dovuto chiamare il numero di assistenza pubblico (tipo il nostro 118) perché quello dell’organizzazione non rispondeva. Proprio per le caratteristiche del percorso che ho precedentemente evidenziato diventa difficile avere dei punti di riferimento o avere soccorsi immediati, ma per fortuna hanno perso più tempo a far capire dove si trovavano che non l’ambulanza ad arrivare. Alla fine è andata abbastanza bene, ma caricato l’infortunato ci si accorge che i problemi non sono finiti: sei in un posto isolato senza nessuno che si prenda cura della tua “fedelissima” che resta lì in mezzo alla strada, immaginate .. Per fortuna in questo caso c’è stata la sportività dell’autista dell’ambulanza che ha organizzato anche il recupero della bicicletta. L’amico Quadri è stato dimesso dall’ospedale dopo le prime cure e controlli con la riserva di tornare in ospedale appena arrivato in Italia. Aveva stipulato la polizza assicurativa prevista dall’organizzazione che alla fine sembra non prevedere alcun rimborso per le spese e per i danni subiti. E questo è un altro grave motivo di amarezza e preoccupazione.

Ho sentito che ci sono stati altri casi di incidenti ma non so come sia andata, spero bene. Ma posso citare un altro caso deludente che ha visto coinvolto il mio compagno di viaggio Tiziano. A casa sua è arrivata una telefonata da Cambridge difficilmente comprensibile per chi non ha una buona conoscenza di inglese, visto che parlano sempre velocemente. Quando a casa si sono organizzati e hanno cercato di richiamare il famoso numero di emergenza non rispondeva nessuno provocando così ansia e preoccupazione in famiglia.

Insomma, mi sembra un’organizzazione favolosa fin che va tutto bene, ma che mette in evidenza seri limiti quando ci sono da affrontare degli imprevisti.

Alla fine uno si chiede cosa dobbiamo aspettarci dall’organizzazione di una randonnée.
Come ho già detto in altre occasioni, secondo il mio modesto parere un’organizzazione deve almeno mantenere quello che dichiara di offrire, in modo che il randonneur sappia su quello che può contare e organizzarsi di conseguenza.

In conclusione si torna a casa pieni di soddisfazione per l’ennesima esperienza ciclistica ma con un po’ di amarezza che non riesci a decifrare. Alla fine rifletti e pensi alla mancanza di enfasi che trovi in questa randonnée. Tutto sembra scontato: non c’è un’indicazione che indichi il punto di partenza, dopo l’arrivo non ricevi più alcuna notizia o risposta alle tue mail. E’ stato pubblicato un provvisorio elenco di coloro che hanno terminato entro il tempo massimo. Sono circa 800 ciclisti ed io non figuro fra questi. Ho chiesto informazioni ma nessuno risponde.

Speriamo in bene.

Comunque, pensando al futuro, non vedo più nessun riferimento al brevetto europeo, nemmeno sul sito ARI. Questo brevetto esiste ed è patrocinato da qualcuno o è stato solo una mia visione in sogno. 

 

Beschin Gianni

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