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Racconti

giovedì 01 settembre, 2016

Storie di 1001 Miglia di Cinzia Vecchi

Storie di 1001 Miglia  di Cinzia Vecchi

Storie di 1001 Miglia - parte prima: VOLTI

Raccontare la 1001 Miglia è quasi un’impresa tanto quanto pedalarla, tanti sono gli aspetti e i contenuti di narrazione. La “mia” 1001 Miglia è fatta e rappresentata da volti, luoghi ed emozioni.

 VOLTI 
Martedì 16 agosto, in attesa della partenza della 1001 Miglia, il cuore “va a mille” al pensiero dell’avventura che, di lì a poco, andrà a cominciare. Inizio a scrutare i volti di chi si aggira per il centro sportivo di Nerviano e mi avvedo che tutti, o quasi, sorridono, magari un po’ preoccupati, ma felici di esserci. E allora anche il mio cuore comincia a quietarsi un poco.
Si parte, sarà una lunga notte attraverso la Pianura Padana, fatta di sguardi attenti e vigili per evitare le insidie del buio e del fondo stradale ridotto, quasi ovunque, ad un colabrodo: buche e crepe in ogni dove! Effettuare qualche scatto è quasi impossibile, una semplice disattenzione può costare una caduta e non è proprio il caso di rischiare.Le prime luci del giorno ci vedono costeggiare il grande fiume, il Po. E qui incontreremo l’amico Fabio che dovrà abbandonare la 1001 Miglia causa rottura del cambio. A metà mattinata, dopo avere percorso 303 km, raggiungiamo il punto controllo – ristoro di Massa Finalese. Ci sentiamo a casa, volti amici ci attendono; uno su tutti mi apre il cuore: il sorriso rassicurante di Lorenzo Borelli. Persone come Lorenzo son capaci, con un semplice sorriso, di infondere sicurezza e aiutarti a proseguire il viaggio con qualche pensiero in meno.
Si riparte e la compagnia aumenta: il “gigante buono” Renzo che rimarrà con noi sino a Dicomano, Stefano e Fausto che ci accompagneranno sino al termine e il mitico Pino che resterà con noi sino alla mattinata di domenica. A Lugo di Romagna troviamo un vero e proprio comitato di accoglienza capace di illuminare i nostri volti con una espressione di gioia. Eros, Lucio, Diletta e Cippo son lì che ci attendono pronti a far partire “la ola” al nostro arrivo! E la fatica di 406 km pedalati si fa più lieve.  Con la tappa di Lugo di Romagna termina la pianura, da qui in poi il percorso si farà più severo con salite e vallonati. Apre le danze il passo Sambuca dove vedremo “spegnersi” la giornata e accendersi la notte con una luna così bella da far commuovere. La sosta a circa metà della salita vede ancora, nonostante la fatica, volti sorridenti. Raggiunto il valico del Sambuca inizia una lunga discesa che ci condurrà sino a Dicomano.  Qui ci attende Cippo che ha predisposto un nostro personale campeggio per permetterci di riposare tranquillamente qualche ora.

 

18 agosto

Nonostante i 509 km percorsi la mattina del 18 agosto si riparte con il sorriso sulle labbra che, ben presto, si spegnerà in una smorfia di fatica sulle rampe della salita di Vallombrosa. Ma ad illuminare la giornata sarà un incontro inaspettato: l’amico Fulvio, improvvisamente, si palesa dinanzi a noi ed è subito festa! Lo stesso a Vallombrosa dove ritroveremo Cippo. E non è poca cosa trovare sul percorso di una prova così dura volti amici. Rappresentano una spinta ed una motivazione in più per proseguire, soprattutto per chi, come me, affronta per la prima volta una tale impresa. Il viaggio prosegue, l’obbiettivo è giungere sino a Bolsena. Sarà una tappa veramente impegnativa attraverso Toscana, Umbria e Lazio dove la pianura sarà solo un lontano ricordo. La fatica comincia a farsi sentire e a trasparire sui volti ma si prosegue. E così non mancheremo l’appuntamento con i punti di controllo di Chiusi, Todi e Bolsena. Giunti a Bolsena incontreremo l’amico Giovanni che si vedrà costretto al ritiro a causa delle contusioni rimediate in una caduta. Bolsena rappresentava il nostro primo obbiettivo, infatti non volevamo perderci il panino con la porchetta che, non appena arrivati, prontamente ci verrà servito! Essendo, ormai, notte avanzata occorre riposare qualche ora: mai impresa fu così impossibile. Il dormitorio allestito nel centro sportivo si rivelava alquanto rumoroso e tale da rendere impossibile il sonno. Così il mattino del 19 agosto si ripartiva senza avere chiuso occhio.

19 AGOSTO

Il programma della giornata prevedeva una lunga pedalata in terra senese, attraverso la Val d’Orcia e le crete senesi. Un caldo opprimente ci conduceva al valico di Radicofani ove ci inventavamo il primo ristoro autogestito del nostro viaggio. Infatti, dopo avere percorso km e km senza incontrare fontane e bar, avvistavamo un furgone della Bo Frost e convincevamo l’autista a venderci una scatola di gelati: ciò ci rendeva le persone più felici del mondo! Giunti a Castelnuovo Berardenga ci attendeva un ottimo ristoro e, finalmente, un dormitorio silenzioso dove potevamo riposare alcune ore.

20 agosto

Il giorno 20 agosto giungevamo nella terra di Pinocchio dove, al termine della lunga salita che conduce al passo del Trebbio, l’amico Stefano aveva fatto predisporre alla sua compagna un ricco ristoro a base di focacce, schiacciate, mortadella, salame, frutta, coca cola e acqua. E qui altro che sorrisi, praticamente siamo rinati! Essendo sulla strada, ovviamente, tutti randonneer di passaggio si fermavano. Perché, alla fine, anche se non ci si conosce si è comunque amici. La condivisione di prove così dure sviluppa un senso di solidarietà e comunità unico, si è subito amici e fratelli. E’ incredibile! Terminato il lauto pranzo il viaggio proseguiva verso la Garfagnana e la Lunigiana. Si arrivava al punto tappa del giorno: lago di Gramolazzo – Gorfigliano all’interno del parco delle Alpi Apuane. Avevamo così percorso 1221 km, stanchi ma fiduciosi sebbene la tempistica prevedesse un “cancello” a Deiva Marina alle h. 8,00 del giorno successivo. Come dire, il tempo stringeva e ci costringeva a prevedere la partenza alla mezzanotte del giorno 21 agosto. Mentre facevamo questa valutazione arrivavano gli amici Enzo e Nadia in sella loro tandem. Alquanto affaticati, come tutti noi del resto, ci invitavano a brindare poiché avevano deciso di ritirasi in quanto non pensavano di potere arrivare al controllo di Deiva in tempo utile. Sinceramente li invitavamo a desistere da tale loro proposito e di proseguire o, quantomeno, di dormirci su e decidere l’indomani.

21 agosto

Il nostro gruppo si metteva in marcia alla mezzanotte del 21 agosto e, con una corsa contro il tempo, ci dirigevamo verso la Liguria dove ci attendevano delle salite alquanto velenose ma riuscivamo a fare nostro il controllo di Deiva Marina in tempo utile. La stanchezza, ormai, la faceva da padrona, ed era davvero tanta poiché non trovavo nemmeno la forza di scattare qualche foto. Giunti alla sommità del passo del Bracco lo sconforto era tale da farmi scendere le lacrime: la durezza della 1001 Miglia si presentava e presentava il conto tutto in un colpo! Piano piano riprendevamo il viaggio e riacquistavo anche un po’ di fiducia,e così si arrivava al controllo di Casella dove incontravamo Enzo e Nadia che, saggiamente, avevano deciso di proseguire. Da lì si proseguiva per Castellania, nelle terre di Fausto Coppi, dove la stanchezza e l’emozione fortissima di avere quasi portato a termine la 1001 Miglia si impadronivano definitivamente del mio volto. Dopo quasi cinque giorni di viaggio caratterizzati dall’avere dormito pochissimo decidevamo di trascorrere l’ultima notte in albergo, contagiati dal “Luigi rando style”. L’amico Luigi di Modena, infatti, ha un suo particolare stile di vivere le randonnee che prevede di riposare in albergo le ore notturne. Noi, invece, siamo più “selvaggi” e ricorriamo al albergo solo ogni tanto.

 

22 agosto

E così la mattina di lunedì 22 agosto partivamo alla volta di Nerviano, ci separavo solo 90 km dal compimento dell’impresa. Attraverso le risaie e la campagna giungevamo così al traguardo con il sorriso stampato sui volti. Io non riesco ancora a togliermelo questo sorriso. Gli abbracci, i brindisi e le risate sono stati la cifra dei nostri festeggiamenti. Questa impresa è stata un successo ed un capolavoro di squadra, preparato minuziosamente da inizio anno con uscite settimanali e partecipazione a randonnee. La “capitana” Sonia, il “capitano” Leo ed io siamo riusciti a trovare un equilibrio che ci ha permesso di vivere questo viaggio senza liti o discussioni ma in armonia. Quasi sempre con il sorriso sulle labbra, abbiamo superato i nostri momenti di crisi, siamo riusciti a gestire i vari dolori e acciacchi. La “capitana” e il “capitano” sono stati una sorta di angeli custodi per me che, per la prima volta, affrontavo una tale prova. Affidarmi e fidarmi di loro è stata la scelta giusta. Insomma il Facebike Team si è dimostrato ancora una volta una grande squadra.

Forse è anche per queste nostre caratteristiche che ispiriamo fiducia e riusciamo sempre ad aggregare altri compagni di viaggio durante le randonnee. Io non mi rendo ancora conto dell’impresa compiuta, capisco che è “tanta roba”, ma mi ci vorrà ancora un po’ di tempo per comprendere a pieno il tutto. So, però, che i volti incontrati, i compagni di viaggio che si sono aggregati, Fausto, Pino, Michele, Stefano e Loris, mi hanno dato tantissimo. Da esperienze come questa si torna cambiati. Io ero partita con l’intento di ricomporre dei pezzi di vita e di ritrovare dei ricordi: posso dire di avere trovato quello che cercavo e di averlo riportato a casa.

 

Storie di 1001 Miglia – seconda parte: luoghi

Viaggiare per 1606 km in sella ad una bicicletta, come già scrivevo in un precedente post, è un privilegio. Nessuna barriera si frappone tra noi ed i luoghi che attraversiamo, ne diventiamo parte.

 LUOGHI 

Il viaggio notturno, poi, regala dei “quadri” unici nella loro bellezza: la luna piena che si specchia nel Po e i suoi raggi che danzano sull’acqua; la Reggia di Colorno che da sola vale una pedalata di notte. E di nuovo, alla luce del sole, transitare dove il fiume di casa tua, la Secchia, si getta nel Po e pensare “ma quanta strada ha percorso dall’Alpe di Succiso per arrivare a Quingentole”.
Ancora pianura, attraverso Massa Finalese per giungere a Lugo di Romagna: pianura ventosa e respingente…quanta fatica per chi è abituato a pedalare riparato dalle colline della pedemontana!
Finalmente l’appennino romagnolo. Si sale al passo Sambuca, vediamo il giorno spegnersi e il profilo delle montagne illuminato dall’ultima luce crepuscolare, la notte che si accende di una luce viva regalata dalla luna piena. Si scende in Toscana, a Dicomano ci “regaliamo” cinque ore di sonno.

 

18 agosto

All’alba del 18 agosto è subito salita “cattiva” ma il contorno è unico: ulivi e vigneti, le terre del Chianti Rufina, del Pomino Rosso e del Nipozzano. Non fosse che è mattina presto verrebbe voglia di fermarsi per una “merenda” toscana: vino, finocchiona e formaggio!
Giunti al controllo di Vallombrosa pare che i volontari mi abbiano letto nel pensiero: la panzanella è pronta e servita per noi ciclisti…che spettacolo! Si prosegue per la Val di Chiana sino a Chiusi Montallese. Da qui il nostro viaggio prosegue in terra umbra, verso Todi in un continuo saliscendi, costeggiando per un breve tratto anche il lago Trasimeno. A sera arriviamo a Todi e ripartiamo immediatamente alla volta di Bolsena.La strada ci regala la visione del Duomo di Orvieto che si staglia illuminato nella notte. Arriviamo a Bolsena a notte inoltrata ed è il suo castello che ci da il benvenuto (un vero peccato non essere riuscita a fare uno scatto). Al ristoro ci attende un panino alla porchetta e una doccia. Si sperava anche in qualche ora di riposo ma il luogo si dimostrerà troppo rumoroso.

19 AGOSTO

Alle prime luci del giorno 19 agosto si riparte; la prima sosta è a Gradoli per una lauta colazione. Si prosegue per Pitigliano, la città del tufo, la cui visione mi toglie il fiato: non l’avevo mai vista ma, in bicicletta, è stato un attimo fermarsi e scattare un po’ di foto. Questa tappa è ricca di storia; infatti dopo Pitigliano ci attende Radicofani: una lunga ed assolata ascesa…ma le fontane non esistono in Toscana?!? E meno male che al termine della salita troviamo un furgone della Bo Frost e, rintracciato l’autista, ci facciamo vendere una scatola di gelati! Superato Radicofani ci attende la bella San Quirico d’Orcia. A Castelnuovo Berardenga terminiamo la tappa; come sempre veniamo accolti al meglio dai volontari che ci servono la cena e incontriamo, per un saluto e qualche chiacchiera, Luca Bonechi e Fabio Bardelli.

20 agosto

Si riparte alle prime ore del giorno 20 agosto. Verso le h. 4,00 della mattina giungiamo a Siena. La sola visione di Piazza del Campo valeva la 1001 Miglia, il colpo d’occhio di questa piazza non ha pari. Il viaggio prosegue e così tocchiamo San Giminiano  e successivamente Staffoli dove ci attende una sosta – ristoro. E qui i volontari si sono decisamente prodigati facendoci trovare, oltre alla pasta, anche il riso freddo. Credo non saranno mai sufficienti i ringraziamenti verso coloro che si sono adoperati per accoglierci ed assicurarci un pranzo o una cena; la 1001 Miglia è quello che è anche grazie al loro lavoro. Dopo Staffoli si prosegue verso le terre di Pinocchio, Collodi, e qui risuonava la voce della nonna Maria che leggeva alla sua nipotina la favola di Pinocchio.
Le strade di Garfagnana e Lunigiana, con le Alpi Apuane, vedono le nostre bici al calare della sera. Giunti a Gorfigliano una veloce cena, un’ora di riposo e alla mezzanotte del giorno 21 si parte alla volta della Liguria.

21/22 agosto

Le prime luci dell’alba ci vedono a Levanto, finalmente il mare dopo tanto appennino. Non fosse che il controllo di Deiva Marina ci attende, verrebbe voglia di scendere dalla bici, togliersi le scarpe, fare due passi in spiaggia e bagnarsi i piedi nel mare. Si prosegue per Deiva Marina, poi per il passo del Bracco ed il passo Scoffera . Finalmente il ristoro di Casella, e due piatti di pasta ci stanno proprio bene! E anche qui un plauso ai volontari che, per quanto possibile, cercano di accontentarci nelle nostre richieste. E’ pomeriggio inoltrato e si riparte alla volta del Piemonte, Castellania ed i colli tortonesi ci aspettano. L’ultima salita è sempre la più dura, quanta fatica arrivare al Mausoleo di Coppi. A questo punto mancano poco più di 100 km per concludere la 1001 Miglia, tempo ne abbiamo e, allora, ci fermiamo per la notte in albergo. La mattina del 22 agosto ripartiamo che il sole deve ancora sorgere e , così, una splendida alba ci sorprende mentre transitiamo su di un ponte sul fiume Po. Insomma questa 1001 Miglia vuole sorprenderci sino alla fine. Si prosegue attraverso le risaie e la campagna ed alle h. 10,27 giungiamo a Nerviano e termina la nostra 1001 Miglia. Un’Italia, anzi un pezzo d’Italia così solo la 1001 Miglia poteva farcela vedere, con tutto il bello e il brutto. Perché solo se diventi parte di ciò che attraversi lo puoi comprendere, amare e anche odiare. Grazie 1001 Miglia! Ma tutto ciò è stato possibile grazie ai miei compagni di viaggio, Sonia e Leo, senza i quali non avrei mai intrapreso una tale avventura: grazie ragazzi!

 

Storie di 1001 Miglia – terza parte: emozioni

La 1001 Miglia, oltre ad essere luoghi e persone, è anche, per chi l’ha vissuta e pedalata in prima persona, un insieme di emozioni e sensazioni talmente potenti da risultare quasi impossibile decifrarle. E allora, l’unica cosa da fare, è lasciarle scorrere e lasciare che ti invadano senza cercare spiegazioni razionali.


 EMOZIONI 


L’ansia e il cuore a mille prima della partenza; la pressione stranamente alta, e pensare che solitamente è bassa, e il medico che ti rassicura: nulla di grave è la situazione che stai vivendo, vai tranquilla. Già, tranquilla, è una parola! Ci cambiamo, abbigliati di tutto punto per affrontare una lunga notte in sella alla bici, siamo pronti per partire e l’ansia si scioglie in un sorriso. E’ buio, si parte, di nuovo si ripresenta una sensazione di tensione: la notte è insidiosa, il timore di non vedere buche e crepe nell’asfalto, le autovetture che sfrecciano veloci, non è ammessa distrazione. Ma ci pensa la luna piena che si specchia nel Po a rilassare mente e corpo: siamo in viaggio e, allora, cerchiamo di godercelo. Arriva l’alba e con essa le vie d’acqua, il Po e la Secchia, che fluiscono tranquilli, infondono serenità. Dai che arriviamo a Massa Finalese! E lì il sorriso di Lorenzo Borelli,  Daniele Levoni che scatta foto e le chiacchiere con Graziano Ameli sono una bella iniezione di fiducia. La pianura che ci separa da Lugo di Romagna ed il costante vento contrario provano a demolirci, ma si resiste, seppure a fatica. Arrivati a Lugo un’altra iniezione di fiducia e serenità ci attende: gli amici son lì che ci aspettano per sostenerci ed incitarci. Ma sì la pressione si è abbassata, il cuore è tornato nei ranghi e in Toscana son sicura che ci arriveremo. Il passo Sambuca presenta il conto, i 400 km di pianura si fan sentire, la pedalata diventa lenta e la fatica diventa una fedele compagna di viaggio che a ogni pedalata ti sussurra: fermati, non ce la fai! Ma si prosegue, il passo Sambuca non può essere lontano, poi in discesa ci si riposa…ma intanto cala nuovamente la notte, inizia la discesa e nuovamente sale la tensione e la paura: l’impianto di illuminazione è funzionante ma tu sei miope e di notte, in discesa, non ti muovi proprio agilmente e, poi, pensi agli animali vaganti. Ce ne è abbastanza per fermarsi e buttare via la bici! Ma non ti fai scoraggiare, prosegui piano piano, hai dei compagni di viaggio meravigliosi che scendono lentamente e ti aprono la strada. Siamo in fondo, pericolo scampato pensi, e invece no, all’improvviso un capriolo attraversa la strada: attimo di panico! Non succede nulla, la bestiola se ne va per la sua strada e noi proseguiamo per Dicomano: sosta e riposo.

Secondo giorno

Il giorno successivo si pedala verso l’Umbria, ad un certo punto mi avvedo che abbiamo già superato i 600 km, ovvero il kilometraggio massimo da me percorso prima della 1001 Miglia. Ho un momento di sbandamento, cosa può accadere ora? Le gambe e la testa saranno in grado di reggere? Mi guardo intorno e tutti sono calmi e tranquilli, un po’ stanchi, ma nessuno è particolarmente preoccupato. E allora provo a fidarmi dei miei compagni di viaggio: calma e tranquillità, e i km totali li guardiamo al termine della tappa. Funziona, riprendo a fare foto, ci si ferma in prossimità del Trasimeno e si pensa ad arrivare a Todi e poi Bolsena.
Di nuovo cala la notte e di nuovo sale la preoccupazione, soprattutto mentre si scende verso Bolsena il fruscio, a lato strada, lascia intuire la presenza di animali vaganti. Anche questa volta ne usciamo indenni, e alla paura subentra la meraviglia alla vista del Castello di Bolsena.

Terzo giorno

Il terzo giorno la fatica comincia  a farsi sentire davvero, l’equilibrio interiore che mi ero costruita per reggere a una tale prova comincia a vacillare. Ma, e qui mi stupisco di me stessa, capisco di avere un notevole spirito di adattamento. Le condizioni di viaggio ed i luoghi deputati al riposo sono piuttosto spartani, ma la cosa non mi pesa. Prima di partire ero piuttosto preoccupata di non riuscire ad adattarmi, meglio così, mi tolgo il peso di questa preoccupazione e proseguo più leggera.
Le gambe, invece, cominciano a farsi più pesanti; le tappe, da ora in poi, presentano tutte dislivelli importanti. Un dubbio comincia ad insinuarsi: ma ce la faremo a rispettare i tempi stabiliti per i controlli successivi? Nel mentre che mi faccio questa domanda arriviamo al lago Gramolazzo e si presentano le Alpi Apuane, le mie amate Apuane, e i pensieri, anche se per poco, se ne vanno.

 

QUARTO GIORNO

Il quarto giorno si parte a mezzanotte per Deiva Marina, pare una corsa contro il tempo, il nervosismo prende il sopravvento, il timore di “bucare” il controllo non mi da pace. Arriviamo nei tempi dovuti. Vedo il mare e sento la voce di Fossati che canta “questi posti davanti al mare”, “naviganti” e “mio fratello che guardi il mondo” e, contemporaneamente, si sbriciola la tensione e l’equilibrio faticosamente costruito nelle settimane precedenti la partenza. Arriviamo sul Bracco, io son stremata dalla fatica, e non trovo di meglio che mettermi a piangere…una scena ridicola: io che piango e un altro che si vuole ritirare. Che sciocchini! Mancano poco più di 200 km a Nerviano e noi stiamo qui a fare una sceneggiata…dai che si riparte, mancano “solo” i controlli di Casella e Castellania!
Al calare del sole saliamo a Castellania, questa 1001 Miglia ormai è conquistata, io non capisco più nulla. Ho trovato, lungo la strada, tutto quello che cercavo, l’ho raccolto e portato con me; mi pare di essermi pacificata e questo mi “destabilizza”, non avevo mai provato una sensazione così prima d’ora. I segni sul mio volto credo raccontino meglio di ogni parola le emozioni del momento.

Ultimo giorno

L’ultima notte la trascorriamo in hotel. Il risveglio al mattino reca con se un sorriso e una ritrovata tranquillità; questi ultimi 90 km che ci separano da Nerviano volano via.
Le 1001 Miglia d’Italia sono state percorse, ci vorrà del tempo per comprendere appieno il significato di quanto mi hanno dato. So con certezza che mi hanno cambiato e in meglio. E so che sono arrivata con la voglia di esserci e ripartire nuovamente tra quattro anni. Grazie a chi ha reso possibile tutto ciò, grazie Sonia, grazie Leo, grazie Facebike e grazie a me!

 

Written, edited and posted by Cinzia Vecchi Cinziainbici www.cinziainbici.it

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