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Racconti

martedì 23 agosto, 2016

Corpo di cento balene

La PBP di Armida e Marco in tandem

Corpo di cento balene!!…..diciamo che l’esclamazione uscita dalle nostre bocche di rosa è stata molto più colorita in virtù del fatto che siamo due randagi allegri e bastardi, ma gioco forza edulcoriamo.

Il deragliatore ci abbandona qualche metro dopo la partenza.

 La 18° edizione della Parigi-Brest-Parigi per noi da adesso è letteralmente in salita.

Evaporano in un colpo solo tre anni di preparativi minuziosi e certosini e ci ritroviamo con un matrimonio in frantumi, non il nostro, ma quello tra la guarnitura e il deragliatore, di chi è la colpa non è dato di sapere.

Due minuti due dal via e siamo a pedalare su un tandem fixed  50- 24, perché per una strana alchimia della vita anche il cambio lo ritroviamo a mezzo servizio, non ne vuole sapere di renderci disponibili i pignoni più agili.

Addì domenica 16 agosto anno del Signore 2015, assistiamo increduli e senza parole, a parte il primo Osanna, ad un ammutinamento in piena regola dei componenti meccanici nei nostri confronti, sono le 17.15 ed eccoci mulinare i pedali nella randonneè regina.

Passato il primo istante di sbandamento su tutto il fronte, si comincia a macinare strada conversando sulle nuove strategie di condotta che probabilmente saremo obbligati a tenere da adesso in poi.

La prima notte scivola via bene, ma ci rendiamo conto che proseguire in queste condizioni è pura follia, incameriamo minuti preziosi che saranno poi investiti in una sosta tecnica per rimediare al problema, intanto ginocchia e schiena reclamano di poter pedalare su rapporti più dolci.

Metro dopo metro, tremando sugli strappi più duri arriviamo  a mezza mattina del lunedì a Fougeres e ci mettiamo in coda per esser ricevuti al cospetto del Sig. Dott. Meccanico.

Armida intanto si occupa della pappatoria al self service, giusto per ottimizzare i tempi, mentre io scambio qualche parola con una signora californiana, anche lei appiedata, che dispensa spillette a destra e a manca, frutto del lavoro di gruppo di alcuni ragazzi in una comunità che lei segue come volontaria,almeno questo è quello che ho capito io......e cosi arriva il mio turno.

Spiego come posso l'inghippo e il nostro laconicamente ci dice che la cosa è troppo complicata.

Calma e sangue freddo, ci salva la testa, gli chiedo di procurarmi una guarnitura 38 e lo rassicuro, il lavoro lo eseguo in autonomia, mi metto tranquillo in un angolo, non disturbo e non sporco, basta mi presti gli attrezzi del mestiere.

La PBP l'abbiamo tanto pensata, pianificata e desiderata, che non può finire sul diniego di un meccanico qualunque, a maggior ragione ora che testa e gambe girano a dovere.

Ecco che lo abbiamo convinto, lascia baracca e burattini , vola in negozio e ci recupera una guarnitura 42, meglio che niente.

Intanto il tempo passa, tra code, bagno, officina, farsi capire, varie ed eventuali siamo a Fougeres da tre ore, si spera di rimettere il tandem sulla strada quanto prima.

Con una rapida occhiata si capisce al volo che la guarnitura arrivata non si adatta al ricamo delle pedivelle, niente paura, recuperiamo un set di lime dolci piatte e tonde con anche un seghetto per il ferro e mi metto ad intagliare, modificare, rifilare....che neanche un orafo.

Intanto vanno e vengono decine di randonner con i problemi più disparati, un italiano arriva da me dritto come un fuso , mi spiega quale è l'inghippo tutto d'un fiato, cerco di spiegargli che sono li per caso, non mi lascia finire ed esulta...che organizzazione perfetta, perfino i meccanici che parlano in italiano, incredibili, questi francesi!

Arriviamo al dunque e riesco a rimontare la nuova compact fiammante 50-42, testiamo e regoliamo deragliatore e cambio, va tutto a meraviglia.

Salutiamo non troppo cortesemente il meccanico che ci lecca 50 € per il lavoro eseguito da me ad arte e ripartiamo di gran carriera.

Sono passate cinque ore da che abbiam posato ruota e piede a Fougeres, ma siamo tranquilli, la consapevolezza di essere in forma ci aiuta non poco.

Senza altri intoppi il tandem ci porta a Carhaix poco prima di mezzanotte, dove ci aspetta una stanza in albergo, ritroviamo Marco, mio cognato, che ci aspetta nella hall e che nel frattempo ha predisposto l'organizzazione della notte.

Che spettacolo, doccia, mutuo micro-massaggio e ci buttiamo sotto il piumone.

Altrettanto spettacolare è la colazione di prima mattina con tante buone cose sul tavolo ed alle sei siamo di nuovo per strada.

L’hotel è esaurito, alla partenza incrociamo un gruppone di spagnoli anche loro reduci da qualche ora di riposo.

Procediamo spediti verso Brest, cercando di sfruttare a manetta tutte le discese che ci si parano davanti per recuperare minuti preziosi.

A Brest ci arriviamo in mezzo alla nebbia che avvolge le onde e gli alberi dei boschi in una miscellanea magica e suggestiva, come solo la natura sa fare, siamo contenti.

Siamo al giro do boa e quattro chiacchiere su come ci siamo nutriti finora le faccio volentieri, diciamo che sarebbero le note semitecniche a piè pagina che mi piacerebbe ritrovare nei resoconti di chi scrive delle proprie randonneè, non per dare consigli e suggerimenti da nessuno richiesti, ma giusto per potersi confrontare con le esperienze altrui e riuscire poi ad affinare il modo di alimentarsi durante, chiave di volta per la buona riuscita di questa e di tutte le avventure.

Parto con il dire che tra Armida e me non ci si capacita mai di vedere come, meglio per loro, ci sia gente che macina centinaia di km con mezza barretta e una borraccia di sali, non so cosa sarà ma noi siamo ludri in piena regola, noi si mangia sempre, per questo i ristori alla PBP sono dei punti fermi, dai quali non si può prescindere.

Cerchiamo di mantenere durante la randonneè quello che per noi è un regime  alimentare solito, riso, zuppe di verdure frittate e pesce in bianco, niente pane, formaggi, bibite gassate e fredde, pochi dolci,  molta frutta dove non la si trova ghiacciata nel banco frigo, si accompagna il pasto con una bevanda calda, caffè per Armida e te per il sottoscritto.

Solitamente non mangiamo carne, ma qui, come in altre randonneè, si fa di necessità virtù con quello che troviamo, comunque sempre tanta varietà ed efficienza nei self-service messi in piedi dai volontari.

Ripartiamo in tutta tranquillità sulla via di Parigi, la scelta di dormire in hotel si rivela strategicamente vincente, la precedente edizione l'ho fatta a forza di microsonni là dove capitava e ne sono uscito devastato, son rimasto spampanato per un paio di mesi.

Siamo randagi con la puzza sotto il naso, dei randagi chic e già a gennaio avevamo prenotato due hotel sul percorso per ovviare ai dormitori nei punti di controllo.

 Russatori, confusione, aereosol da brodo primordiale, ci siamo pagati un sonno profondo e tranquillo, fa molto meno epico e più ragionier Filini ma va bene lo stesso.

Siamo in pratica sempre soli, la condizione è buona ed il tempo è dalla nostra, passa velocemente la giornata tra una chiacchiera e l'altra ed arriviamo poco dopo le tre a Tinteniac, secondo punto tappa per una dormita, incrociamo Marco che ci aspetta per strada nel parcheggio del hotel, andiamo a timbrare di gran carriera e torniamo sui nostri passi per qualche centinaia di metri dove ci aspetta un caldo piumone....anche questa è andata...ed è andata bene.

Qui nell’economia della randonneè, cosi come l’avevamo pensata, pesano le cinque ore di sosta tecnica, dovremo sacrificare preziose ore di sonno, ma va bene comunque, riusciremo a dormire e la condizione ci sostiene, stiamo reggendo sia fisicamente che mentalmente oltre ogni nostra aspettativa, siamo tranquilli.

Ecco si diceva….è andata bene, non si erano fatti i conti giusti con l’oste che ci accoglie e ci da la via della camera.

Una volta in doccia ci accorgiamo, meglio Armida si accorge, che l’acqua è gelata, ci si ritrova con la caldaia in blocco alle tre e mezza del mattino.

Urlo lancinante dal bagno e via che va giù di testa, passiamo cosi dieci minuti di ordinaria follia, seguiti poi dalla mia doccia gelata e corroborante, per ritrovarci sotto il piumone caldo dicendoci vis a vis buonanotte.

Il sonno è profondo e da quello si risale verso le sette e mezza, ci rimettiamo in sesto, un controllo veloce  alle borse e giù di corsa per un’ottima colazione.

Recuperato il tandem nella taverna dell’albergo dove lo avevo parcheggiato qualche ora prima, lasciamo i bagagli in camera, Marco e Martina, i nostri fidi scudieri, recupereranno il tutto per dirigersi verso Parigi.

Ridiamo per le docce fredde e si riparte con la convinzione sempre più marcata che Parigi adesso ci vedrà sicuramente arrivare nei tempi prestabiliti.

A Villaines la Juhel il paese è tutto in festa per i randonners, noi si fa tappa , come al solito, al self service, ci scappa pure una doccia, bollente.

Ripartiamo dopo un’ora, qui ci gestiamo al risparmio, cercando di recuperare nelle discese e le cose procedono senza sorprese, non siamo brillanti come all’inizio, ma l’importante è che lo sconforto aleggi distante da noi.

Arriva la notte e passa.

A Dreux, ultimo controllo ci si ferma due ore, sono stanco e preferisco dormire appoggiato alla tavola, Armida freme, vuole arrivare e rimane a fissarmi per tutto il tempo.

Sulla strada per Parigi, quando comincia a far chiaro in cielo, Armida ha una crisi bestiale di sonno, mentre sono fermo a lato strada per fare pipi lei quasi cade addormentata insieme al tandem.

Agguanto al volo la borraccia e le faccio un bel gavettone di acqua gelida, eccola che si ripiglia come per incanto, il resto è merito della pioggia che comincia a cadere da li a poco nel bosco e che ci accompagnerà fino all’arrivo nel velodromo.

Si arriva contenti, nella confusione del velodromo, facciamo colazione al volo per poi ripartire, ci aspettano gli ultimi dieci km per arrivare in hotel.

Non ci crediamo ancora ma abbiamo confezionato una PBP con i fiocchi ,è giovedì mattina e l’indomani è previsto il viaggio di ritorno, che sarà tutto sulle spalle di Marco il cognato scudiero, per noi seduti dietro sarà un susseguirsi di risvegli e spuntini.

Alla prossima.

Armida e Marco.

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